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Gli speleologi possono intervenire a difesa e tutela dell’ambiente: come?

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A cura della Commissione Nazionale Tutela Ambiente della Società Speleologica Italiana.

Le grotte e le cavità artificiali, così come le aree dove queste si sviluppano (generalmente i territori carsici), sono spesso interessate da progetti che hanno una forte vocazione lucrativa a scapito del territorio stesso. Nell’uso del territorio e delle sue risorse accade frequentemente che i beni grotta vengano degradati. Le grotte, per loro natura, appartengono a un mondo nascosto, noto solo a pochi che rappresentano una minoranza della popolazione italiana. A questi pochi, gli speleologi, spetta il compito di vigilare su quella parte di patrimonio comune, proprio dell’intero Paese, che si trova così lontano dal vedere e dal sentire della maggior parte dei cittadini.

Accade talvolta che gli speleologi si trovino costretti ad affrontare nuove iniziative nel campo della pianificazione e della progettazione di interventi sul territorio, con competenze, ma un basso numero di persone coinvolte. Spesso prevale un pessimismo comprensibile: “non possiamo fare nulla”.

Questo non è vero.

In molti casi del passato le istanze dei cittadini che si preoccupano della salvaguardia del bene ambientale si sono manifestate in forma conflittuale, attraverso l’attuazione di forme di dissenso e protesta. I risultati sono stati raramente quelli sperati. Proprio dalle esperienze del passato e grazie al mutamento occorso nella legislazione nazionale, nasce la necessità di trovare un nuovo approccio ai problemi ambientali, dove i cittadini competenti, nel caso gli speleologi, si presentino al pubblico e alle amministrazioni come interlocutori pronti a dare un contributo, in termini di critica e di interventi migliorativi.

La locandina Legambiente di Puliamo il MondoLe attuali norme in materia ambientale consentono ai cittadini di intervenire a tutela di elementi del territorio e degli ecosistemi che fino a pochi anni fa erano esposti a qualunque aggressione da parte di soggetti, i cui obiettivi erano evidentemente differenti. Questa è un’occasione straordinaria per coloro che, come gli speleologi, hanno un bagaglio di conoscenze che consente loro di leggere il territorio in modo innovativo. Allo scarso numero si può ovviare attraverso la competenza, la conoscenza dell’oggetto che si intende tutelare, sia questo una grotta, un ipogeo artificiale, o un’area carsica.

Ma per ottenere risultati apprezzabili è necessario conoscere gli strumenti che la legge mette a disposizione dei cittadini. Poche cose da fare che, se fatte nel modo e nel momento giusto, portano a risultati inattesi. E ora cerchiamo di dare una risposta al dilemma “che cosa possiamo fare?”

La Società Speleologica Italiana si è posta l’obiettivo di fornire agli speleologi italiani strumenti di conoscenza che permettano loro di rispondere a questo dilemma, attraverso la formazione di chi opera sul territorio e la creazione di una rete di connessioni, di condivisione di esperienze e competenze, innanzitutto fra le Federazioni Speleologiche Regionali. L’opera ha avuto inizio proprio con la formazione. Dal Corso di III Livello tenutosi a Levigliani nel 2011 è emersa chiaramente la necessità di disporre di un vademecum, una sorta di manuale di pronto intervento per gli speleologi, cui si affianca la disponibilità dell’organo tecnico nazionale preposto a supportare la speleologia nel campo ambientale. Ecco dunque che nel 2012 il Gruppo di Lavoro Salvaguardia Aree di Interesse Speleologico diviene Commissione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente (CNTA) e vedono la luce queste note. Come ogni strumento, sarà il suo uso a metterne in evidenza i pregi e i difetti. Per questo motivo tutti coloro che avranno occasione di leggere queste pagine e di affrontare determinati problemi con questo supporto, potranno contribuire a migliorarne la qualità, anche inviando semplicemente domande od osservazioni alla CNTA SSI.

Oltre alla conoscenza delle regole del gioco in materia di salvaguardia e tutela ambientale è decisivo considerare il ruolo che hanno le comunità locali nel preservare, ad esempio, un territorio carsico. Trasmettere conoscenza, aggiornare su esplorazioni, far capire che le grotte sono parte di una complessa e vitale “macchina d’acquedotto”. Tutto questo è possibile se si è presenti, riconosciuti e credibili. Non si può dimenticare che l’uomo è parte del paesaggio. Serve salvaguardare la montagna e allo stesso tempo considerare che la stessa è vissuta, antropizzata è luogo di cultura e sedimentata tradizione. Riconoscere e rispettare sono i primi passi di un corretto approccio, la grammatica di base della consapevole salvaguardia.

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