Monte Alto 7 ottobre (Gorga, RM) PDF Stampa E-mail
Domenica 07 Ottobre 2012

Un primo gruppo di partecipanti all’uscita si è dato il solito appuntamento al Forno Bernabei, che si trova poco prima di Valmontone venendo da Roma, intorno alle ore 10, per una prima assunzione ci carboidrati e sostanze dopanti (prevalentemente caffeina). Va detto che il Forno Bernabei sta diventando una sorta di istituzione, a tal punto che si potrebbe iniziare a considerare l’idea di proporgli una sponsorizzazione dell’attività esplorativa in corso offendogli in cambio degli spazi pubblicitari da apporre all’ingresso della grotta, con slogan del tipo “Da Bernabei la pizza ghiotta: me la sbafo tutta in grotta!”, oppure “Bernabei l’antico forno, vado in grotta e poi ritorno!”. Sussiste però qualche perplessità sulla localizzazione. Al momento, infatti, pare che la reclame in posti poco o per niente frequentati abbia dato risultati scarsi se non nulli.

Un secondo appuntamento con i restanti partecipanti all’uscita, ha avuto luogo presso la COOP di Colleferro dove ci si è garantito il necessario apporto proteico (leggasi arrosticini, braciole,e salsicce), oltre che per l’esecuzione del rito del “dadomatto”. Infatti dopo la fortunata vincita di ben 70 (dicasi settanta) euro in occasione della precedente uscita, è invalso l’uso di tentare la fortuna con i grattaevinci del bar interno. Anche stavolta la tradizione è stata rispettata, anche se con solo 5 euro, vedremo cosa succederà la prossima volta.

Dopodiciò il gruppo si è mosso alla volta di Gorga. Lasciata la strada asfaltata, la colonna di mezzi (il tono militare in genere fa sempre un po’ fico) si è quindi inerpicata lungo la strada sterrata fino a raggiungere l’area di parcheggio.

Raggiunta l’imboccatura dell’aspirante grotta – non nel senso che aspira, perché in realtà soffia, ma nel senso che “aspira” ad essere una vera e propria grotta – si è proceduto a completare l’opera iniziata l’altra volta.

A questo punto è necessario aprire una piccola parentesi di tipo geologico per poter meglio capire il lavoro svolto. Ci si scusa se non si useranno termini tecnici, ma trattandosi di una comunicazione “interna”, ci prenderemo una certa libertà.

La situazione stratigrafica può essere paragonata ad una specie di torta millefoglie, però senza crema, inclinata di circa 45°, rispetto alla quale noi ci troviamo nella parte più alta. Tra uno strato e l’altro dovrebbe aprirsi la grotta. Nel punto dove stiamo tentando di entrare si era staccato un piccolissimo pezzetto di torta, lungo almeno un metro, e spesso quasi un metro e mezzo, che si è andato a depositare su di un riempimento prevalentemente di terra.

Proprio questo spicchietto è stato l’oggetto dell’intervento dell’altra volta, che è stato trattato con l’ormai famosa “cura Peccerillo”, della quale però non si erano portate dosi sufficienti. Dilungarsi su questa forma di trattamento sarebbe pleonastico, però viene da chiedersi se magari non possa avere qualche applicazione anche nel campo umano, magari come cura di certe forme di malversazione del denaro pubblico che assumono quasi l’aspetto di vere e proprie malattie, come nel caso di alcuni consiglieri della Regione Lazio. Non entro nello specifico sul punto più idoneo di applicazione, ma credo che ognuno di voi abbia pensato allo stesso.

Completata questa prima operazione si è provato a rimuovere il sottostante strato terroso che, anche per la presenza di radici, è risultato molto difficile da asportare. Per questo si dovuti ricorrere nuovamente alla “Cura Peccerillo” mediante il quale si è alzato il tetto del passaggio, che risultava abbastanza debole anche per la presenza di strati più sottili, tra cui si segnala uno straterello di una specie di fanghiglia grigiastra solidificata. Tra le persone impegnate nell’opera di scavo una nota di merito va al giovane Angelo per il notevole impegno mostrato.

Nel frattempo era in piena attività tutta la restante macchina organizzativa che con perfetta sincronia supportava l’attività degli scavatori. Poco più a monte, infatti, era stato allestito un impianto ad alta tecnologica per la preparazione e cottura degli alimenti (fuoco+graticola), più in basso, invece, era stato predisposto un servizio di supporto psicologico curato dal mental coach Michela Merlo che, a tale scopo, a aveva portato l’ultimo numero dell'Espresso su cui spiccava il lato B della Minetti, la cui visione ha avuto un effetto rigenerante sull’energie prodigate dai disostruttori nell’opera di scavo.

Un ultima nota merita l’attività svolta da Paolo Chialastri che con un lavoro certosino ha inciso nella viva pietra, a punta di scalpello, l’indicazione GSG 2012 con risultati ottimi (si accettano prenotazioni per epitaffi: prezzi modici).

A fine giornata si è riusciti a scendere di un 5 metri, raggiungendo il tetto della prosecuzione della grotta. E’ a questo punto che sono entrate in azione le Merlo sister che indossata la tuta – qualcuno aveva suggerito che andassero indossate come le mute da sub, ma senza risultato – dopo essersi infilate nel pertugio e riemerse alla luce, hanno pronunciato, come novelle Quiqeg dalla coffa del”Pequod” di capitan Achab, la magica parola “Soffia!”

E così, sicuramente stanchi, e non sappiamo quanto felici, ci siamo riavviati ognuno verso le proprie case, sapendo che ci attende ancora tanto lavoro (soprattutto quello della settimana).

 A proposito, ci si stava scordando il nome dell’aspirante grotta, aspirante nel senso ...ah, no, già l’avevamo detto, insomma il nome proposto è quello di “Grotta di Vacca Pezzata”, un nome dal sapore apparentemente rurale, ma che in realtà fa riferimento ad un famoso, ma, forse è meglio dire noto, luogo letterario ... chi lo indovina vincerà come premio la possibilità di “smazzettare” per almeno cinque ore un pezzettino della “sfoglia” di cui sopra, motivo per cui .... acculturati ed intellettuali di ogni risma (ma con tendenze masochiste) fatevi sotto!!!

Partecipanti: Antimo e Luca Peccerillo, Paolo Chialastri, Manuela e Michela Merlo, Francesco Boanelli, Angelo Gara, Lidia.